Il Rinascimento tecnologico secondo il principio DEK e FAN


Marco Tonelli

 

Se Derrick de Kerckhove e Piero Fantastichini fossero una stessa
identità non ci troverei niente da dire. E’ possibile che tra qualche
centinaio di anni (se mai ne passeranno) questi due nomi verranno
considerati un aggiornamento tecnologico della celebre coppia
antinomica Dottor Jeckyll e Mister Hide.


Il punto è vedere allora chi dei due sia Jeckyll e chi Hide.

Risulta ovvio che chi nasconde è Hide e chi svela Jeckyll.
De Kerckhove è colui che svela, che scrive e che connette altre menti
alla riscrittura del mondo contemporaneo, alla sua decriptazione e
decifrazione alla luce di nuove realtà mentali del linguaggio e della
comunicazione.


Fantastichini è colui che nasconde il senso delle cose e delle
immagini dietro simboli incarnati da chip che possono essere letti
attraverso sofisticate tecnologie di ultima generazione.
Però Jeckyll e Hide non sono solo due identità contrapposte, ma la
stessa persona che rivela di sé il suo contenuto più profondo e
inconfessabile. Quindi Jeckyll è allo stesso tempo anche Hide e Hide
finisce inevitabilmente per essere Jeckyll.

 

Allora colui che svela, che chiameremo il principio DEK, in realtà
mentre svela rende le cose problematiche, chiare a tal punto da
dubitare della loro chiarezza. Ho sempre ritenuto i testi di de
Kerckhove possibili romanzi visionari e mentali dove i protagonisti
sono concetti malleabili della cultura del pensiero contemporaneo
alle prese con dimensioni tecnologiche, elettroniche e informatiche
del tutto inedite.


Colui che nasconde, secondo il principio che chiameremo FAN, in
realtà usa codici elettronici sotto gli occhi di tutti che possono
essere letti in modo chiaro e distinto, secondo procedure visibili a
tutti e virtualmente da tutti utilizzabili, dal momento che bastano
tecnologie portatili e facilmente disponibili perché quel senso
nascosto diventi manifesto.

 

E’ forse più chiaro il Grande vetro di Duchamp dal momento che non
solo è visibile ma addirittura trasparente e tradotto in informazioni
e commenti dell’autore contenuti in una scatola? Ciò nonostante
questa opera rimane uno dei più grandi enigmi irrisolti della storia
dell’arte, un’incognita che vive del senso autogenerativo delle sue
interpretazioni piuttosto che delle soluzioni proposte.

DEK e FAN sono due principi che si attivano reciprocamente. La piega
di FAN, quei lenzuoli morbidi provvisti di informazioni sono lì
perché DEK ne colga la vibrazione sottile, ne registri la tensione
elettrica. Del resto il pensiero non è emanazione diretta di scariche
e terminazioni nervose di tipo neuronale?
Gli spazi abitabili tridimensionali di FAN sono le architetture
mentali del pensiero di DEK.

 

Questo Muro di stelle è il limite attuale del pensiero visivo
contemporaneo, concentrato nel micro e dispiegato nel macro. Mi
sembra l’alba di un Rinascimento tecnologico, un uso alchemico,
emblematico e cabalistico di ultima generazione del simbolo e della
capacità di simbolizzazione di cui l’arte è antica progenitrice. Se
da una parte l’attuale tecnologia del consumo e delle immagini
propone messaggi diretti, immediati, comunicazionali, relazionali,
Fantastichini rallenta il flusso del messaggio frapponendo a codici
visivi codici digitali e stratificando il senso delle immagini come
un pittore neoplatonico.

 

Ecco, il cerchio si chiude se chiameremo DEK col nome di Marsilio
Ficino e FAN con quello di Sandro Botticelli e questo Grande muro di
stelle il Giardino della Primavera tecnologica.

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